Beatrice's profileL'albero di melePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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May 19 a dispetto della mancanza d'ispirazione, qualcosa è venuto fuori dagli ultimi, sconvolgenti avvenimenti...“La scuola brucia!” Ecco cosa scrivono molti dei miei compagni di scuola, quando entro su Messenger domenica sera. All’inizio mi sembra troppo assurdo per essere vero, e poi l’avevano detto anche qualche settimana fa, senza che fosse successo alcunché; sono quasi tentata di pensare che si tratti di uno scherzo. Poi, la mattina a scuola, scopro che l’Ala Barozzi è chiusa, e non ci si può andare: sento parlare di muri anneriti, di pavimenti pericolanti, di libri di testo lasciati sotto ai banchi divorati dalle fiamme… “L’aula attrezzata per i ragazzi disabili”, mi svela la mia professoressa di filosofia, indignata, “è stata completamente bruciata, distrutta: quando avvengono queste cose ci rimettono sempre i più deboli.” Rimango molto impressionata da questo dettaglio: e dire che la consideravo quasi una bravata fra le tante, qualcosa da ridere, a cui non avevo dedicato che un pensiero veloce prima di tuffarmi nella versione di latino che ha riempito la mia mattinata. Insomma, chi non ha mai, neppure una volta nel corso della sua carriera scolastica, desiderato più o meno consciamente che il Muratori sparisse dalla faccia della terra? Mi informo un poco su quello che è avvenuto: un gruppo di ragazzi che si intrufola di nascosto nella scuola durante la notte di sabato, sparge benzina dappertutto e poi fa un bel falò. Certo, detta così sembra quasi una barzelletta, ma di battute se ne sentono poche, dai quotidiani abitatori dell’Ala Barozzi, che oggi si aggirano al primo piano, tra Aula Gradoni e multimediale, come tanti sfollati che si domandano che fine avranno fatto le loro cose rimaste nella zona a rischio: quaderni e libri lasciati, in buona fede, sotto ai banchi, appunti che, mi raccontano alcuni sgomenti, devono studiare per l’interrogazione di filosofia o di inglese della prossima settimana, dizionari…tutto bruciato. “Nella nostra classe è rimasta una cartellina con dentro i nostri compiti di italiano”, racconta una mia amica del corso A: ”Adesso dovremo rifarli tutti.” “Sembra che abbiano usato il materiale scolastico, quello che trovavano sotto ai banchi, per alimentare l’incendio” aggiunge un’altra “sfollata” che incontro per caso mentre vado in bagno. Massimo il Bidello è furibondo, non capita spesso di vederlo così: di solito entra in classe a portarci qualche comunicazione e ride tranquillo, ma oggi non ce lo nasconde:”Sono troppo arrabbiato per quello che han fatto là”, dice, accennando al Barozzi:”Son venuto qui alle nove di ieri mattina, hanno combinato un disastro…” Per noi, fortunati del primo piano, le conseguenze di questo atto vandalico sono molto lievi: giovedì abbiamo un compito di ascolto di tedesco e il laboratorio è occupato da un’altra classe, ma forse riusciremo a spostarci tutti senza problemi: certo, con qualche disagio… E la cosa più incredibile è che di disagio si parla anche quando si pensa ai nostri misteriosi “amici” piromani: il disagio nella scuola, la volontà di far percepire il proprio disagio, e certe voci di corridoio che vogliono che sia stato qualcuno di questo corso piuttosto che di un altro, perché si dice che molti studenti abbiano manifestato questo o quel disagio e che si siano sovente lamentati con la Preside. Non c’è neppure da chiedersi di quale disagio si parli, o di cosa ci si possa lamentare: di problemi, a mio parere, ce n’è per tutti, a partire dalla scuola italiana in generale, che cade a pezzi, è in balia delle continue alternanze di governo e di riforme spesso un po’ deliranti, per finire con una cosa fastidiosa ma tutto sommato innocua, come la mancanza incolmabile di carta igienica nei bagni del nostro liceo.
Libri di testo troppo costosi? Debiti formativi assillanti? Lacune di ogni tipo, mancanze, strutture che non funzionano come dovrebbero…? Sottoscrivo in pieno. Non credo, però, che fare terra bruciata della nostra malridotta quanto preziosa istruzione pubblica sia la soluzione più intelligente che possiamo adottare.
(ritroverete presto questo articolo da qualche parte...)
April 28 La Musa sedutaEcco, mi viene male solo a vedere lo sfondo verde del mio blog, il carattere da scegliere, la grandezza, il titolo...se guardo la tastiera del computer, poi, è anche peggio: tre file di lettere a casaccio, e non riesco neppure più a pestare bene sui tasti.
Non ho più voglia di scrivere, è chiaro; ho provato e riprovato, buttato giù bozze, pensato a questo e a quello, e l'ultima cosa che ho provato a scrivere solo ieri sera giace ora sul fondo della pattumiera, in pezzi (ci tengo a precisare, però, che si tratta del differenziato della carta...in questa casa siamo molto ecologici)
Si vede che non ho più idee, più parole, più niente.
Il rubinetto è chiuso; la mia Musa - quella mi soffia nella testa, che mi suggerisce l'ordine giusto per le parole e le immagini più belle - da diverse settimane si fa desiderare, non lavora più, non timbra più neppure il cartellino, insomma, per farla breve, si è presa una bella vacanza.
Cosa posso dirle?
Innanzitutto che ha fatto bene: potessi farlo io!
Certo, adesso per un po' non ci sarà più nulla: niente più temi di italiano infuocati su Tasso lo Psicotico, niente più riflessioni sulla Carta Costituzionale, niente più zuppiere e donnine suicide uscite dalla penna di Virginia Woolf che mi seguono nelle mie pare sulla vita, la morte e l'universo.
Niente più chitarre, sogni, prati verdi, racconti, foglie che volano, Cartesio: niente.
Farò posto, nella mia testa, a disequazioni irrazionali, guerre d'indipendenza americane, Hobbes, genio senza fantasia, e qualche altro impossibile vocabolo tedesco, tutte cose tristi e vuote che mi faranno compagnia fino alla fine dell'anno scolastico per la gioia di mia madre, che si è inspiegabilmente convinta che, quest'anno, anch'io avrò la media dell'otto (pia illusione...)
Ma di cose belle, svolazzi sentimentali, punteggiatura fuori posto, sogni, amori che tanto non sono autobiografici, short stories, temo che per un po' non ne vedrò molte.
La mia Musa se n'è andata, lasciando nella mia testa la confusione ed il disordine di sempre, scaffali aperti, fogli volanti, ricordi che non servono più a niente...adesso, quando provo a scrivere, le parole cozzano, dispettose, l'una contro l'altra, rotolano, si perdono, il filo del discorso si confonde con quello che dicono gli altri attorno a te, con la canzone che senti alla radio, con le ultime parole che ha dettato la prof quella mattna in classe, con la battuta stupida che ha appena fatto tua sorella, e ti viene da chiederti: ma che fine ha fatto l'altro mondo, quello in cui immergersi in parole che non esistono, quello meraviglioso e distante, quello che ti fa diventare sorda ad ogni cosa, quello lucido e folle al tempo stesso?
Mi sa che non mi lasciano più entrare: sono una ragazzina senza Musa, e non ho più diritto di parola (nè di scrittura)
Magari non ne morirò...ma la vita è un po' più vuota, adesso.
Ma quella dispettosa della mia Musa, dove se n'è andata?
Bè, le auguro di essere tornata per un po' nell'Iperuranio, a veleggiare tra le onde, chiacchierare con le essenze di Platone, a prendere il sole, a scommettere su quale dei due cavalli farà cadere giù la biga, a cantare canzoni sceme che io ho dimenticato, a mangiare gelati.
Glielo auguro, e spero che, quando tornerà da me, sarà più bella e più creativa di prima.
Dopotutto, chi non ha bisogno di una vacanza, ogni tanto?
Però...però, se la conosco, allora so che non è andata in vacanza.
So che non sta correndo e cantando e mangiando gelato insieme all'ousìa della Bellezza, della Fede, del Coraggio eccetera eccetera; so che, se se n'è andata è perchè è triste, e non vuole più parlare con me, per un po'.
é andata a sedersi in un posto segreto, un posto che nessuno ha visto, anche se è qui, in centro a Modena: e così, anche lei, adesso, nessuno la può più vedere.
Nemmeno io, anche se so dov'è questo posto: è una sedia blu con le rotelle, scucita e sporca, abbandonata in un angolino di un ballatoio, terzo piano, di uno dei palazzi d'epoca più belli del centro (o, per lo meno, di uno dei più belli secondo me), un palazzo un po' sciupato ma molto romantico,con un grande cortile interno e con un glicine, un glicine violetto che si arrampica su per tutto il muro, tendendo ovunque le sue braccia sottili e cariche di malinconici grappoli lilla.
L'ultima volta, quando ci sono andata, il glicine era meraviglioso e i suoi grappoli spargevano ovunque, sulle mattonelle del ballatoio, una pioggia di petali morti; oggi, quando sono tornata, il glicine era più spento, i fiori si erano ritirati, sembravano appassiti, e anche le sue foglioline verdi erano meno brillanti.
Ma quel punto dove il ballatoio fa angolo, così bello, col suo sapore d'abbandono, semi nascosto da quella gran tenda che il glicine gli drappeggia intorno con tutti i suoi rami e le sue foglie, quello c'era ancora, e io sapevo che stavolta c'era anche lei: seduta sulla sedia Blu Tristezza, nascosta dai petali del glicine che sono caduti sulla cucitura un po' rovinata della seggiola, come ricordi secchi, sparpagliati dal vento.
Lei sta lì e adesso si diverte a contarli, senza più prestare attenzione alla sottoscritta, che se ne resta qui sola e annoiata.
E, del resto, non posso darle torto: lei mi fa un dispetto, è vero, ma dopotutto è colpa mia se adesso sta seduta là a piangere i suoi anni passati e il glicine sfiorito: sono io quella scema che ha fatto indigestione di malinconia, e si vede che a lei non andava.
Forse mi sta solo dicendo: ma cosa credi di fare? Va a goderti il sole.
E forse ha ragione lei: vado a godermi il sole, sperando che duri, e vediamo se riesce a farmi andare giù un po' meglio Balzac e "Waiting for Godot".
Ma lei, lei tornerà?
Io me lo auguro.
Per adesso sta lì e conta i petali, e i ricordi: e magari mi tira anche qualche accidente dietro, chissà.
Spero solo che dopo un po' mi perdoni e che un giorno, senza preavviso, mi metterò davanti al computer (o al blocco per gli appunti, indifferentemente) e lei sarà lì, a sussurrare nella mia testa, e a far andare tutte le idee al posto giusto.
Nel frattempo l'aspetto, e le prometto che d'ora in poi rispetterò i suoi diritti: niente più straordinari notturni, giuro che d'ora in poi scrivo solo al pomeriggio, quando siamo sveglie tutt'e due, niente contratti a tempo determinato, niente più malinconia...avrà tutti i suoi diritti di lavoratrice, lo prometto!
E adesso chiudo il blog, che senza di lei non ci sono più mele per nessuno...
April 18 dannate elezioniAhi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta
non donna di provincia, ma bordello!
Non riesco a trovare altre parole per descrivere le mie sensazioni dopo i risultati di queste ultime elezioni.
Lo so che Dante è vissuto nel 1300 e adesso siamo nel 2008, eppure l'unica cosa che mi viene in mente è:"Ahi serva Italia...", e se a me viene da citare Dante vuol dire che la situazione è proprio disperata.
Non mi sembra che, dal tempo di Dante ad oggi, abbiamo fatto molti passi avanti.
Chissà, forse Dante sperava di poter vivere in un paese illuminato e fiorente, il "giardino de lo imperio", un paese unito e con un grande futuro.
Io speravo soltanto di vivere in un paese un po' più giusto, in un paese dove si combattesse la mafia, l'evasione fiscale, dove non si facessero condoni a destra e a manca, dove le tasse fossero imposte secondo la reale necessità (ovvero in funzione del risanamento del debito pubblico), dove pochi imprenditori in combutta non avessero la possibilità di arricchirsi a spese dello Stato; un paese al passo con l'UE, e non perennemente inadeguato, un paese dove i diritti dei cittadini e le loro libertà, riconosciute in ogni altro paese d'Europa, venissero prima delle ingerenze intollerabili di un'organizzazione religiosa(vedi sotto la voce:Chiesa Cattolica), assolutamente prive di senso se si pensa che il nostro Stato è LAICO, come scritto nella Costituzione.
Il fatto è che io sognavo anche un paese dove la Costituzione fosse applicata.
E invece ora temo proprio il contrario: cioè che questi nostri fantastici uomini politici che gli italiani hanno eletto, invece di applicare correttamente la nostra carta Costituzionale, faranno a gara per chi la scempia nella maniera più turpe, proponendo atroci riforme.
Certo non posso dire di sapere con certezza che, se avesse vinto il Partito Democratico, tutte queste meraviglie si sarebbero realizzate: magari non tutte, magari non tutte subito, magari un po' per volta, magari solo qualcuna...ma se devo essere sincera mi fidavo un po' di più.
Anche perchè abbiamo già visto la destra all'opera, sapevamo tutti che cosa aspettarci, per cui l'unica conclusione che mi sorge spontanea è: io e Dante siamo due esclusi (ed essere esclusi insieme a Dante non è proprio una bella prospettiva...)
Perchè evidentemente quello che noi volevamo per il nostro paese non era affatto condiviso: la maggioranza degli italiani ha chiaramente dimostrato come, al contrario, preferisca un paese ingiusto e retrogrado, un paese afflitto dal precariato, dall'inflazione, dal debito pubblico, dalla mafia, dal razzismo e dall'ignoranza (non per niente abbiamo Bossi in parlamento con l'8%, cosa che mi fa sinceramente vergognare di essere italiana, oltre a farmi anche un po' di paura)
Un paese in cui io non mi riconosco affatto - come del resto nell'attuale maggioranza parlamentare - e da cui mi viene voglia di scappare il prima possibile.
Un paese in cui siedono in Parlamento collusi mafiosi e condannati in terzo grado, persone i cui ideali hanno ben poco a che vedere con la democrazia, mi sembra un paese dove la democrazia la si esercita per finta.
E io invece avrei voluto rispetto per questa democrazia, figlia della Resistenza, del coraggio che uomini e donne - e ragazzi come me - hanno saputo dimostrare per liberarsi dal nazismo e dal fascismo ( mentre ora si lascia che esistano persino partiti neo-fascisti, a rigor di logica anticostituzionali), tutte cose dimenticate, negate da più d'un parte politica per ragioni di comodo, quando nessuno dovrebbe mai dimenticare che le sue garanzie stesse, la sua dignità umana e la sua possibilità di parlare liberamente (e, in molti casi, di sparare un bel po' di boiate) derivano immediatamente dalla Resistenza e dallo Stato democratico che ne è nato.
Una democrazia che è nata perchè la gente, dopo vent'anni di fascismo, voleva prendere in mano il proprio destino e decidere personalmente cosa fare dell'Italia; una democrazia scelta perchè non se ne poteva più del re, perchè finalmente ci si riconoscevano diritti e responsabilità.
Qualche tempo fa, prima delle elzioni, ho sentito una persona, che, spiegandomi perchè volesse votare Berlusconi, mi diceva:"Ah, guarda, io lo voto così dopo fa tutto lui e non devo preoccuparmi di niente".
Mi sembra che la volontà politica con cui era stata data vita alla Repubblica si sia definitivamente esaurita: queste ultime elezioni lo dimostrano.
E va bene, allora: dopotutto l'avete votato, è il vostro premier.
Ma forse questo non è il mio paese. April 14 esclusa!Ci sono certe cose che proprio non vorresti fare, magari perchè non ne hai tempo nè voglia; eppure non puoi esimerti, perchè, appena fai un giro sui blog di amici e compagni scopri che LORO non parlano d'altro, e allora capisci che è doveroso.
Insomma, sembra che la regola d'oro sia questa: una volta tornata da una gita scolastica, DEVI necessariamente fare un post sul tuo blog a riguardo, e anche intasarlo con un bel po' di foto.
Io, ad essere sincera, un po' per pigrizia, un po' perchè non faccio foto, un po' perchè questa gita è stata bella in modo quasi surreale e pertanto è difficile descriverla non volevo farlo, e per qualche giorno mi sono ostinata a non andare su Windows Live Space pur di non vedere blog vomitanti immagini di Monaco.
In realtà, è stato scioccante scoprire che perfino mio cugino, che fino ad oggi ha sempre rifiutato fieramente la tecnologia, ha aggiornato il suo blog, con foto e persino un intervento - serio e conciso, come del resto è proprio della sua persona - sempre sul tema della gita d'istruzione.
E la Milena ci scioglie il cuore raccontando le meraviglie della gita a Parigi...
E allora, chi sono io per esimermi?
Tra l'altro,a vedere tante foto e tanti blog, sta venendo voglia anche a me.
Non è un bisogno spontaneo, sincero, ma indotto da una società gregaria e blogghistica...e che ci posso fare?
Dopotutto, il blog ce l'ho anch'io, e l'ho fatto per esprimermi.
E allora tanto vale che vinca la pigrizia e che scriva:
Monaco è una città bellissima: piena di biciclette, grande ma non caotica, piena di monumenti, mostre, musei, biblioteche e piste ciclabili.
E anche di storia, anche se noi, tutto sommato, in sei giorni non abbiamo certamente visto abbastanza per poter dire di più su questo aspetto.
Ma è un peccato, perchè a me è piaciuta davvero molto; spero di tornarci, un giorno o l'altro, e di attraversare i Giardini Inglesi in bicicletta, e di fare amicizia con qualche tedesco che parli davvero tedesco e non italiano (perchè dovete sapere che Monaco, presunta città tedesca, è in realtà interamente colonizzata da italiani...vigliacco se trovi uno che alla domanda:"Wie gehe ich zur toilette?" non ti dica:"Il bagno è in fondo a destra, signorina!")
Su questo "Wie gehe ich zur toilette", scommetto, non avevate nessun dubbio.
Chi ha viaggiato con me, ma anche solo chi ha passato più d'un'ora in mia compagnia, sa che ho sempre un disperato bisogno di andare in bagno: devo fare la pipì, devo lavarmi le mani, devo mettermi/togliermi le lenti a contatto...
E poi, paese che vai, toilette che trovi.
In Germania la toilette si paga, è pulitissima, c'è sempre la carta e molto spesso anche il gancio per appendere la giacca.
E alla fine, se fai un bel sorriso e ostenti un'aria disperata, ti lasciano perfino usare i cessi di bar e ristoranti senza aver comprato nulla.
Che altro dire?
Io sono stata molto bene.
A differenza di molte altre gite è stata davvero bella, rilassante, non frenetica e stressante come tante (vedi slovacchia l'anno scorso)
Castelli monumentali, quadri impressionisti, piazze storiche, un salto dall'imperdibile starbucks.
Una visita alla mattina, una al pomeriggio.
Uno zoo, un museo, il parco olimpico.
Qualche panino nello zaino, in mezzo, un gelato.
La sera in ristorante, a cercare di spiegare ai camerieri che non mangio la carne.
Sarà stata l'atmosfera piacevole, ma, guardando le foto sui blog delle compagne, mi accorgo che mi sono lasciata fare più foto che in qualcunque altra gita.
Pensa te, cosa mi ha preso...
Adesso comunque mi toccherà rubare qualche foto qui e là per farvi vedere un po' di questa gita tanto bella, per farvi vedere che, ogni tanto, persino la Bea è di buon umore e si lascia immortalare.
Ma non dalla Martina.
(ahahahah)
April 04 Il mio alberello rossoE così, la primavera sembra essere arrivata anche per noi, finalmente.
Mi ero quasi abituata ad alzare gli occhi, la mattina, durante le ore di lezione, e vedere lassù, oltre il vetro, il cielo grigio e piovoso, il cielo grigio e cupo, il cielo grigio e lucente...ma sempre grigio rimane.
Lo troverei ancor più deprimente, se non fosse per gli alberi: gli alberi del cortile, vicini alla nostra finestra, tanti scheletri neri stagliati contro il cielo nuvoloso, con quell'intreccio di rami contorti che mi fa sempre pensare ad un qualche lugubre disegno decorativo, un mosaico in bianco e nero.
Mi ero abituata alla rete, al profilo triste e monotono del Barozzi, in lontananza - sì, lo so che non è uno scenario esaltante, eppure...
Eppure c'è, o meglio c'era, quell'alberello rosso...un alberello sottile, dal tronco scuro, rami slaciati e ornati di foglie purpuree, violette: una macchia di colore inaspettata in tutto quel grigio.
Per tutto l'inverno, quell'alberello violetto è stato il mio unico punto di riferimento, l'unica cosa bella e viva e ridente (per quanto può essere vivo e bello e ridente un alberello, solo in mezzo a tutta quella desolazione) su cui posare lo sguardo quando non se ne può più di lezioni e prof e libri.
Poi, è arrivata la primavera...
Da un giorno all'altro, il cielo si è fatto azzurro, sempre più azzurro, sempre più azzurro...adesso vediamo il sole perfino noi, sepolti nella nostra aula infossata a piano terra.
I tristi alberi del nostro cortile, ancora brulli e scarni, si scuotevano, imbarazzati dalla loro nudità, in tutto quello splendore; il mio alberello, rinvigorito dalla luce del sole, è diventato ancora più allegro e radioso e acceso...
era bellissimo, fiero della sua chioma fulva in mezzo a tutta quella natura che ancora si stropicciava gli occhi, impreparata.
Ma da qualche giorno non lo vedo più, poverino.
Quegli stupidi, pigri, normalissimi alberi-scheletri che stanno nel nostro cortile, sempre più fieri e tronfi, si sono ingioiellati di gemme fresche e verdine, e tutti i loro rami intricati ora grondano di fogliame e di frasche.
Dispettosi!
Adesso non si vede il mio alberello rosso: tutto quel fogliame lo copre alla mia vista, e lui, poverino, mio unico compagno nel lungo inverno, sta lì solo soletto e rosseggia qui e là tra tutto quel verde.
L'atro giorno, però, ero a spasso per la scuola, e sono passata per il ponte del Barozzi; ho buttato, per puro caso, l'occhio nel giardino di là dalla rete, e ho rivisto - finalmente - il mio alberello, rosso e abbagliante come al solito, circondato, dopo tanta solitudine, da un sontuoso arazzo di arbusti verde scuro.
E lui spiccava su tutti, ovviamente, la solita macchia rossa spiritosa
Un po' mi manca davvero...dite che possiamo piantare qualche alberello rosso anche nel nostro giardino? March 26 se qualcuno di quarta effe, quando torniamo a scuola, vuole uccidermi, non opporrò resistenza: è perfettamente comprensibileVerkundigung
(Die Worte des Engels)
Du bist nicht naher an Gott als wir;
wir sind ihm alle weit.
Aber wunderbar sind dir
die Hande benedeit.
So reifen sie bei keiner Frau,
so schimmernd aus dem Saum:
Ich bin der Tag, ich bin der Tau,
du aber bist der Baum.
Ich bin jetzt matt, mein Weg war weit,
vergib mir, ich vergass,
was Er, der gross in Goldeschmeid
wie in der Sonne sass,
dir kunden liess, du Sinnede
(verwirrt hat mich der Raum)
Sieh: Ich bin das Beginnende,
du aber bist der Baum.
....
So kam ich und vollendete
dir tausendeinen Traum.
Gott sah mich an: er blendete...
Du aber bist der Baum.
(Rainer Maria Rilke)
adesso traducete! March 12 troppo sole ( vero, milly?)Ecco, forse è solo l'eccesso di sole, di musica, di popcorn e di risate - forse è solo l'effetto di un incontro un po' strano che mi ha provocato qualche piccolo, antico o forse nuovo sconvolgimento...ma neanche troppo sconvolgente, a dir la verità.
Perchè a me non importa più niente, eppure...eppure non posso impedirmi, nella mia stupida sensibilità, di pensare a cosa provano gli altri, se soffriranno, se saranno felici, se sono persone a cui dopotutto tengo, o in cui, per quanto diversa, mi rispecchio...e allora anche io avrei voglia di dire, in questo bel pomeriggio di sole: "So, so you think you can tell, heaven from hell? Blue skies from pain? Can you tell a green field...." con quel che segue.
Ma non per me.
Per te.
Perchè anche se non sono ancora riuscita a decidere se sia solo insicurezza, o disperazione, o qualche sorta di certezza, o fredda indifferenza, quella che si nasconde dietro ai tuoi occhi speciali, penso che forse neppure tu sai bene quello che fai...forse soffri anche tu.
Forse.
E di sicuro invece soffrirà qualcun'altro, qualcuno più ingenuo, dal cuore inesperto, qualcuno che capisco e che a volte mi fa compassione...qualcuno che vorrei poter avvertire, ma non ho il coraggio, la forza...non ho il diritto di farlo.
Scusa.
Anche tu devi vedertela con la tua parte di dolore, temo, per quanto vorrei poter intervenire: ma le cose devono semplicemente fare il loro corso, mentre aspetterai che le ferite si rimarginino piano piano - sperando che le tue ferite non siano profonde quanto lo erano le mie - anche tu devi scoprirlo, dopotutto: "Love is not a victory march"
Forse questo bel sole e questo strano incontro in realtà non vogliono dire che una cosa - il mondo continua a girare come prima, le persone continuano a compiere i loro sbagli - ma saranno poi sbagli? - altre persone continuano a lasciarsi accecare dal nulla, altre ancora a soffrire, tutti a innamorarsi...chissà se è un bene o un male.
Vorrei solo che non dovesse ripetersi ogni cosa, e invece scopro - e chissà che razza di ingenua sono a stupirmi così tanto - che le cose non smettono di accadere, per quanto dolorose possano essere, ma continuano: ieri è toccato a me, oggi tocca ad un'altra, chissà quanto è lunga la lista di quelli che soffrono e soffriranno per...per cosa? Un miraggio, un sogno?
Forse credevo che, ora che io ho trovato il mio angolino di felicità, tutto avrebbe smesso di essere così come l'avevo vissuto?
Quegli occhi sono rimasti gli stessi, il destino è il solito crudele burlone, l'amore è sempre uno stupido gioco senza regole e quanti di noi, dopotutto, possono dire di saper distinguere il cielo azzurro che oggi splende sopra le nostre teste dal dolore?
Siamo così giovani, non sappiamo nulla...e molto spesso, a dire la verità, cielo azzurro e dolore si fanno compagnia.
[scusa milly, se questo intervento mi è stato ispirato dalla tua citazione...vedi che il tuo blog dopotutto ha ragione di esistere??
sennò a chi ruberei le idee? scherzo...in realtà, credo che anche tu possa aver capito molto poco da questo intervento, ma presto te lo spiegherò (e mi aspetto che tu faccia lo stesso, maledetta! il tuo blog ultimamente è sempre più indecifrabile)
Comunque su questo concordo con te: Dio (che a me piace chiamare "Logos" alla maniera stoica) ci tiene una mano sopra la testa, e forse ci permetterà di andare in roller senza morire travolte da un crudele automobilista anche domani...in tal caso, come già ti ho promesso, ti spiegherò tutto] March 07 piccoli momenti di autocompiacimentoE così, eccomi a casa, esausta e fiera come non capitava da tanto.
Giornatina da niente, questo stramaledetto, piovoso venerdì: folle pedalata nella pioggia per arrivare a scuola in orario, mattinata devastante (ho fatto perfino educazione fisica!), First tetro e scioccante per due ore, quanto basta per renderci definitivamente conto che la nostra preparazione è a dir poco lacunosa, che la Pini è un'idiota e che non ci ha mai fatto esercitare sul famigerato LIBRO ROSSO, quello difficile, dove le prove sono dello stesso calibro dell'esame che sosterremo domani, e noi non l'abbiamo nemmeno guardato...
Soffoco l'indignazione e la disperazione, decido che ormai è troppo tardi e filo a casa, dove ho a malapena il tempo di riprendere fiato e di sentire la mia dolce metà
Un'oretta tonda tonda di logaritmi, niente affatto piacevole; quindi mi dirigo verso la Federazione, a reclamare i miei tanto sudati giornalini tematici.
Prima di continuare, permettetemi di spiegare in breve quale immane fatica costarono alla sottoscritta quei giornalini, che mi sono cari quanto la mia stessa bici (il che, per chi non lo sapesse, è un po' come dire "quanto la mia stessa vita"...):
sabato 1 Marzo, durante riunione, si decise finalmente di tentare la folle impresa, cioè pensare, scrivere, impaginare, stampare e piegare un gironalino nel giro di una settimana, per poterlo distribuire in tempo per la ricorrenza.
dopo indicibili sofferenze e angoscie, dopo che la sottoscritta ebbe stressato innocenti perchè le scrivessero tre articoli nel giro di due giorni, dopo aver fatto le ore piccole per impaginare il adorato giornalino, dopo aver abusato della stampante della scuola e di molte altre cose, ecco che stasera ho potuto caricare sul cestino della mia piccola Locomotiva (la mia bicicletta, n.d.r.) tre chili abbondanti di giornalini, gentilmente impacchettati da un simpatico nonno-compagno...
Ed eccoli qui: sono bellissimi, splendenti.
Sono commossa.
Ho lavorato sodo e domani li darò, li daremo tutti.
Non so cosa mi abbia spinta a sputare tanto sangue per Loro: vista la portata immane dell'impresa, sarebbe stato un miracolo già solo far uscire il numero, poco curato, senza immagini, poco bello...all'inizio mi ero detta:"lo farò un po' come viene, ma pazienza."
E invece no.
Perchè questo numero non parla di guerre nè di elezioni, di costituzione nè di lavoratori, cose tutte per me importantissime da trattare su Senzafiltro, ma:
parla di DONNE
questo giornalino parla dell'otto marzo, di cosa significa ricordare questo giorno e con che spirito sarebbe opportuno farlo, parla di donne insigni della politica italiana, parla di suffragette e di diritti delle donne, primo tra tutti quello di cui si discute tanto ultimamente:L'ABORTO.
Questo giornalino significa tantissimo per me, per la fatica che mi è costato, per la paura che non ce la facessimo, ma soprattutto per l'importanza della tematica: è questo che mi ha spinto più di ogni altra cosa a desiderare che fosse bello, che fosse ricco, che uscisse in tempo - e ce l'abbiamo fatta.
Non so quanti dei miei COMPAGNI - perchè compagni per me resterete, anche in questi tempi bui di moderati - del Gruppo Studenti leggeranno questo intervento, ma vorrei dirvi grazie...(e potete scommetterci che, alla prossima riunione, nella nuova sede, quando i fumi del narghilè di Cosimo non vi avranno ancora sopraffatti, pronuncerò un memorabile discorso per ringraziare ufficialmente tutti coloro che, con me, hanno creduto)
Ma davvero non vorrei, però, che il gironalino che uscirà domani sia un motivo di gioia e d'orgoglio solo per me e per i miei compagni: vorrei che ogni donna, ogni ragazza, ogni vecchia professoressa bacucca, entrando a scuola, prenda il gironalino e lo pensi suo, e capisca che è stato fatto per lei, in qaunto donna, perchè quello dev'essere il suo giorno, al di là dei luoghi comuni.
Anche se siete di destra, se siete disgustate, se non credete nella politica nè nei partiti nè in niente e se magari non v'importa dell'otto marzo perchè vi fa schifo la mimosa, e dunque per tutti queste motivi vi verrà spontaneo, domani, passare oltre senza neppure prendere il giornalino che vi viene teso, vorrei soltanto che possiate sapere che quel giornalino esce per voi, per voi tutte in quanto donne.
Questo giornalino, per la poca cosa che può essere, è un monumento a noi donne, alla nostra dignità - che dovrebbe essere ricordata 365 giorni all'anno, e non solo uno, ma intanto, dico io, impegnamoci il giorno della ricorrenza - per riflettere sul ruolo che possiamo e dobbiamo avere: a scuola, in amiglia, sul poto di lavoro, nella società ecc.
Anche solo per ricordare che siamo meravigliose e che possiamo fare cose bellissime.
Spero che possa essere, per tutte voi, ancora più gradito della mimosa: forse avrà più sgnificato, sarà meno banale, qualche riga scritta con sincerità e con impegno, per diffondere una sola idea, neanche tanto politica, dopotutto: siamo donne, facciamoci valere.
Ok, forse mi sono lasciata prendere un po' la mano...però credo davvero nelle cose che ho scritto.
Leggete Senzafiltro domani, vi prego, anche se fosse l'ultima cosa che avete voglia di fare al mondo.
Sia che siate uomini, e soprattutto se siete donne, leggetelo perchè dirà delle cose importanti; poi resterà sempre lo stesso noiso e martellante senzafiltro di sempre, scritto da stupidi comunisti o da stupidi margheritini, vedetela come vi pare.
Nel frattempo, giusto perchè non l'ho dimenticato, anche se per me ha molta meno importanza: in bocca al lupo a tutti i first-andi come me...e che dio ce la mandi buona...
prima di chiudere, riporto solo la frase con cui ho aperto il meraviglioso giornalino tematico che vedrete domani:
(è di Virginia Woolf, perciò un grazie anche alla Devoti ci sta)
"As a woman, I have no country
As a woman, i want no country
As a woman, my country is the world."
dedicated also to a wanderin' woman who is now in Australia
La Redazione di Senzafiltro ringrazia tutti gli utenti di questo malandato blog con le lacrime agli occhi. bea.
March 06 stradi aveva ragioneHo visto "L'Ultimo dei Mohicani"
...è BELLISSIMO!!!!
ma...
..sob sob...
hanno ucciso Uncas!!!!!
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!
adesso voglio leggere il libro... March 05 Il primo incontro fra Tancredi e Clorinda (si lo so che tasso era pazzo, però questo pezzo è meraviglioso)é fama che quel dì che glorioso
fe' la rotta de' Persi al popol franco,
poi che Tancredi al fin vittorioso
i fuggitivi di seguir fu stanco,
cercò di rifrigerio e di riposo
a l'arse labbia, al travagliato fianco,
e trasse ove invitollo al rezzo estivo
cinto di verdi seggi un fonte vivo.
Quivi a lui d'improviso una donzella
tutta, fuor che la fronte, armata apparse:
era pagana, e là venuta anch' ella
per l'istessa cagion di ristorarse.
Egli mirolla, ed ammirò la bella
sembianza, e d'essa si compiacque, e n'arse.
Oh meraviglia! Amor ch'a pena è nato,
già grande vola, e già trionfa armato.
Ella d'elmo coprissi, e se non era
ch'altri quivi arrivàr, ben l'assaliva.
Partì dal vinto suo la donna altera,
ch'è per necessità sol fuggitiva;
ma l'imagine sua bella e guerriera
tale ei serbò nel cor, qual essa è viva;
e sempre ha nel pensiero e l'atto e 'l loco
in che la vide, esca continua al foco.
E ben nel volto suo la gente accorta
legger potria:"Questi arde, e fuor di spene";
così vien sospiroso, e così porta
basse le ciglia e di mestizia piene.
"Il primo scontro fra Tancredi e Clorinda"
Clorinda intanto ad incontrar l'assalto
va di Tancredi, e pon la lancia in resta.
ferìrsi a le visiere, e i tronchi in alto
volaro e parte nuda ella ne resta;
chè, rotti i lacci a l'emo suo, d'un salto
(mirabil colpo!) ei le balzò di testa;
e le chiome dorate al vento sparse,
giovane donna in mezzo 'l campo apparse.
Lampeggiàr gli occhi, e folgoràr gli sguardi,
dolci ne l'ira; or che sarìa nel riso?
Tancredi, a che pur pensi? a che pur guardi?
non riconosci tu l'altero viso?
Quest'è pur quel bel volto onde tutt'ardi;
tuo core il dica, ov'è il suo esempio inciso.
Questa è colei che rinfrescar la fronte
vedesti già nel solitario fonte.
Ei ch'al cimiero ed al dipinto scudo
non badò prima, or lei veggendo impètra;
ella quanto può meglio il capo ignudo
si ricopre, e l'assale; ed ei s'arretra.
Va contra gli altri, e rota il ferro crudo;
ma però da lei pace non impetra,
che minacciosa il segue, e:-Volgi-grida;
e di due morti in un punto lo sfida.
percosso, il cavalier non ripercote,
nè sì dal ferro a riguardarsi attende,
come a guardar i begli occhi e le gote
ond' Amor l'arco inevitabil tende.
Fra sè dicea:"Van le percosse vote
talor, che la sua destra armata stende;
ma colpo mai del bello ignudo volto
non cade in fallo, e sempre il cor m'è colto."
Risolve al fin, benchè pietà non spere,
di non morir tacendo occulto amante.
Vuol ch'ella sappia ch'un prigion suo fère
già inerme, e supplichevole e tremante;
onde le dice:-O tu, che mostri avere
per nemico me sol fra turbe tante,
usciam di questa mschia, ed in disparte
i' potrò teco, e tu meco provarte.
Così me' si vedrà s'al tuo s'agguaglia
il mio valore.- Ella accettò l'invito:
e come esser senz'elmo a lei non caglia,
già baldanzosa, ed ei seguìa smarrito.
Recata s'era in atto di battaglia
già la guerriera, e già l'avea ferito,
quand'egli:-Or ferma,-disse-e siano fatti
anzi la pugna de la pugna i patti.-
Fermossi, e lui di pauroso audace
rendé in quel punto il disperato amore.
-I patti sian, -dicea - poi che tu pace
meco non vuoi, che tu mi tragga il core.
Il mio cor, non più mio,s'a te dispiace
ch'egli pur viva, volontario more:
è tuo gran tempo, e tempo è ben che trarlo
ormai tu debbia, e non debb'io vietarlo.
Ecco io chino le braccia, e t'appresento
senza difesa il petto:or ché no 'l fiedi?
vuoi ch' agevoli l'opra? i' son contento
trarmi l'usbergo or or, se nudo il chiedi-
Distinguea forse in più duro lamento
i suoi dolori il misero Tancredi,
ma calca l'impedisce intempestiva
de' pagani e de' suoi che soprarriva.
Cedean cacciati da lo stuol cristiani
i palestini, o sia temenza o arte.
Un de' persecutori, uomo inumano,
videle sventolar le chiome sparte,
e da tergo in passando alzò la mano
per ferir lei ne la sua ignuda parte;
ma Tancredi gridò, che se n'accorse,
e con la spada a quel gran colpo occorse.
Pur non gì tutto in vano, e ne' confini
del bianco collo il bel capo ferille.
Fu levissima piaga, e i biondi crini
rosseggiavan così d'alquante stille,
come rosseggia l'or che di rubini
per man d'illustre artefice sfaville.
Ma il prence infuriato allor si strinse
adosso a quel villano, e 'l ferro spinse.
Quel si dilegua, e questi acceso d'ira
il segue, e van come per l'aria strale.
Ella riman sospesa, ed ambo mira
lontani molto, nè seguir le cale,
ma co' suoi fuggitivi si ritira:
talor mostra la fronte e i Franchi assale;
or si volge or rivolge, or fugge or fuga,
nè si può dir la sua caccia nè fuga.
(se avessi avuto anche l'episodio che ci ha dato stamattina nel tema l'avrei messo, era bellissimo...)
Amur così anche tu leggi un po' di tasso, era un po' matto, però il poema è stupendo...
La prossima volta ti scrivo la morte di Clorinda!
February 27 in the middle of nowhere...Oggi, dopo quasi un mese che mi è sembrato eterno ho risentito la tua voce, ti ho sentita ridere.
Non ti avrei detto cambiata in nulla, tanto che per un attimo mi sono illusa che fossi a Collegarola, e da là mi chiamassi, invece che dall'altro capo del mondo, perchè la nostra conversazione di stamattina somigliava tanto alle lunghe chiacchierate che ci facevamo quasi ogni sera, parlando di niente, spettegolando, ridendo e occupando il telefono per ore, mentre mia madre mi gridava dietro che dopotutto ti vedo ogni giorno a scuola, che bisogno ho di stare tanto al telefono!
Se fosse così semplice, e bastasse una buona mezz'oretta di bici per raggiungerti...e invece, sei all'altro capo del mondo, e, dopotutto, è un mese almeno che non ci sentiamo per telefono: ma, si sa, l'abitudine alle cose belle fa presto a tornare.
Ascoltandoti meglio, però, dopo, ho realizzato che qualcosina, qualche piccola cosa nella tua intonazione, nel tuo modo di parlare, dopotutto era cambiato.
Quando mi dicevi "non lo so" non era più il tuo solito tono leggero e ilare, come se stessi dicendo:"non mi sono mai posta questa domanda...chissà...", di solito seguito da una risata, ma suonava più perplesso, e, provando a immaginare di metterci sopra le parole "I don't know", mi sono accorta che ci stavano molto meglio.
E poi, le parole.
socia...sociale?
socievole?
Che tenerezza, sentire che ogni tanto devi fermarti e pensarci un attimo, perchè non ricordi più le parole in italiano!
Cosa dirà la Baraldini?
Non avrei mai più chiuso la telefonata, sentire la tua voce allegra e squillante che usciva dal computer riempiendo la stanza era come riavere il sole in cielo con tutta la sua allegria...ma dovevo andare e anche tu, dopotutto erano già le otto di sera (che impressione!)
Davvero non vedo l'ora di rivederti, di poterti parlare personalmente, di abbracciarti e vedere quanto ti sei abbronzata, ma mi piacerebbe anche che tu realizzassi un certo sogno, lo sai...
Non so, Sara, se potrò raggiungerti: mi sembra davvero difficile, anche se sarebbe bellissimo.
Non so se i tuoi meravigliosi progetti si potranno realizzare, e questo, lo ammetto, mi rattrista; ma tu continua a sognare, nel frattempo, e a guardare la nostra fattoria in the middle of nowhere.
Nel frattempo, c'è una poesia che mi hai fatto venire in mente stamattina mentre mi parlavi...
(e dovresti anche ricordarla, perchè l'abbiamo studiata con la cara vecchia Cavazzuti in seconda...)
FALSETTO di Eugenio Montale
Esterina, i vent'anni ti minacciano, La dubbia dimane non t'impaura. Hai ben ragione tu! Ti guardiamo noi, della razza
pensami sara, mentre sono chiusa in casa malata!!! je t'aime February 15 Lo soLo sò che non scrivo bene come la Bea-Bea, lo sò che non sono bella come lei, lo sò che lei è molto più gentile di me però dovevo scrivere questa cosa sul suo blog per provare a dirle quanto tengo a lei nonostante le nostre incomprensioni che qualche volta possono capitare.
UNA CANZONE D'AMORE
Se solo avessi le parole
te lo direi
anche se mi farebbe male
se io sapessi cosa dire
io lo farei
lo farei lo sai
Se lo potessi immaginare
dipingerei
il sogno di poterti amare
se io sapessi come fare
ti scriverei
ti scriverei
Una canzone d'amore
per farmi ricordare
una canzone d'amore
per farti addormentare
che faccia uscire il calore
che non ti so spiegare
una canzone d'amore
solo per te
solo per te
Se un giorno io riuscissi a entrare
nei sogni tuoi
mi piacerebbe disegnare
sulla lavagna del tuo cuore
i sogni miei
i sogni miei lo sai
Se si potessero suonare
li inciderei
e poi te li farei ascoltare
se io sapessi come fare
ti scriverei
ti scriverei
Se io avessi le parole
le potessi immaginare
fosse facile spiegare
si riuscissero a suonare
se potessi raccontare
se sapessi come fare
se sapessi cosa dire
allora ti scriverei
Una canzone d'amore
per farmi ricordare
una canzone d'amore
per farti addormentare
che faccia uscire il calore
che non ti so spiegare
una canzone d'amore
solo per te
solo per te
Amore mio questa canzone la dedico a te.
Scusa se mi sono intromesso abusivamente nel tuo blog, ma dovevo farlo... ti AMO.
P.S. Grazie per essere nata e per esserti fidanzata con me. MPAH!!! February 13 ancora raccontareE così, di nuovo - ormai è la terza volta che ripeto, qui, seduta in aula multimediale, che quando diciamo "Auschwitz" indichiamo genericamente tutto il complesso dei tre campi di concentramento e sterminio, Auschwitz Uno, Birkenau e Monovitz, chiamato anche Buna Werke, sede dello stabilimento chimico dove lavorò Primo Levi, salvandosi grazie alla sua competenza eccetera eccetera.
Non provo neanche più a dire che Birkenau è Vernichtungslager o qualcosa del genere, perchè c'ho già provato prima e mi si è bloccata la lingua.
La verità è che riesco a stento a parlare italiano, figuriamoci tedesco.
Mi sento lontana, molto lontana, fuori da me stessa, neppure più un corpo ma una voce, una voce sottile come vetri rotti che ho lasciato in questa stanza a parlare,a spargere parole stupide che non vogliono dire niente per chi mi ascolta, ecco, aprite Wikipedia e vedrete tutto questo e molto di più...
Io sto di nuovo camminando lungo le stradine di ghiaia di Auschwitz Uno, sta di nuovo cadendo la neve, i miei scarponi, uno davanti all'altro, lentamente - mi perdo tra i Block.
Uno spiazzo di cemento, strane costruzioni di mattoni rossi, e il fianco di una baracca con degli abitacoli aperti, dove il muro è stato danneggiato, mattoni e calcinacci e rovine per terra, ed erba, ciuffi d'erba che inopinatamente crescono tra i dissestamenti del cemento.
Non so che posto sia questo, non c'è la guida che me lo spiega.
So solo che mi fa tanta paura, stringo forte la mano della Milena ma so che in realtà sono sola, lì, davvero sola.
Il Blocco della morte, il Blocco 11.
La targa che ammonisce: portare rispetto, state in silenzio, qui sono morte delle persone; sento il cuore che sprofonda.
Vedo il Muro della Morte, lì di fianco, anche se adesso sono solo ghirlande.
E l'anticamera della morte - con i vestiti, veri o finti, che m'importa, dopotutto? appesi su quella sbarra di ferro, i vestiti appesi sulla sbarra e i pensieri, chissà, ancora nell'aria, i pensieri, gli ultimi, di quelle persone nude e infreddolite che dicevano il loro ultimo addio in quella tetra stanza rettangolre, prima di uscire, prima di venire fucilate...
E le celle - tutte le volte dimenticavo di parlarne, chissà perchè. E la marty, sottovoce:"Dì delle celle."
Certo, le celle, perchè su quel sito che lei ha trovato ci sono delle immagini; la cella di Maximilian Kolbe è talmente piena di fiori, in quella foto, che non diresti neanche che è una prigione.
E invece è una cella, spoglia e orribile e fredda e con i muri sporchi e ghiacciati,un buco per finestra, e non uno spiraglio di luce, di aria, di speranza.
Quattro orribili pareti, e una disperazione infinita davanti al pensiero che un essere umano possa voler fare una cosa del genere ad un altro essere umano che non gli ha fatto nulla.
E i cubicoli dove soffocavano: nella foto sembrano perfino troppo larghi.
Ed è impossibile, descrivendoli, rendere anche solo la metà dell'orrore che ti suscita la vista.
Lo so che non bisogna fermarsi all'orrore, ma è proprio questo che bisogna concepire, per rendersi conto di come tutto questo sia accaduto realmente.
E non è una cosa che puoi capire leggendo una testimonianza, nè imparando un libro di storia, e neppure ascoltando una tua coetanea che ci è andata, purtroppo.
Quindi, in sostanza, cosa vi parlo a fare?
Che sollievo, le ragazze di quarta e almeno non si mettono a ridere e a chiacchierare come quelle di prima; mi sento meno a disagio, come se venissi da un altro mondo- perchè è lì che mi sento ora - e raccontassi cose che nessuna di loro può credere, ma che almeno ascoltano.
Chissà se stanno pensando, quando mi perdo o quando mi trema la voce, che sto facendo della scena, che voglio fare la lecchina o qualcosa del genere.
Chissà se lo penseranno anche i ragazzi a cui parleremo venerdì e poi martedì, praticamente tutta la giornata.
E domani: 3F, poi 1C, 2C, 3C.
(Vedi che qualcosa me la ricordo anch'io, marty? scherzo, comunque...non mi ricordo già più in quali ore...)
Non che mi importi molto, poi: non mi interessa fare bella figura, mostrare che brava che sono a raccontare la storiella su Auschwitz...non mi interessa niente, quando sono lì, con la mente, a vagare per quel campo di orrore, di tutte le cretinate che potrei pensare quaggiù: non m'importa più nulla.
Ma la domanda rimane, però: cosa ve lo racconto a fare?
Sono inutile, un' inutile "testimone" che è stata là, ha pianto quando non ce la faceva più, si è portata a casa sensazioni che l'hanno colpita, un paio di scarpette rosse, una grattugia, e il nome di una ragazza che non conoscerò mai, e non riesco neppure a condividere quello che ho sentito, insomma, anche se vi sto a parlare adesso non vi interessa nulla, e io sto male per niente.
Però l'alternativa è stare zitta, e allora non posso: allora piuttosto mi metto qui, soffro per due ore senza riuscire a comunicarvi molto più di quanto farebbe una pagina di Wikipedia, vi racconto qualche orrore nella speranza che non stiate chiacchierando, nell speranza di impressionarvi un po', così che anche voi spendiate, anche solo per due misere orette, un pensiero su Auschwitz.
E poi spero che possiate andarci in tanti, perchè abbia più senso la memoria...
February 09 ahiahiahi...che male, povere le mie ditine...
ho i polpastrelli tutti rossi e gonfi, ma sono contenta:
blowin' in the wind è quasi fatta.
(quasi)
la prossima è Mr. Tambourine man,
gli accordi già trasportati.
oh oh oh
...la maggiore, re maggiore, mi maggiore...
ahiahiahi
February 03 BolognaIeri pomeriggio, per le strade di Bologna.
Un gruppo di ragazzi rumorosi, le labbra ancora sporche di gelato, vanno verso le Montagnole reclamando chi un passamontagna, chi un vestito da sera.
Vedo i miei piedi ciondolare, le mie gambe troppo lunghe - davvero era più comodo andare a cavalcioni quando ero piccola, penso, mentre Massimo mi tira su per l'ennesima volta.
Mi aggrappo al suo collo, nella speranza di resistere sulle sue spalle senza scivolare ancora per un po', e tuffo il viso tra i suoi capelli - forse sono ancora abbastanza bambina per venire portata così, come un piccolo koala allacciato alla schiena della mamma-koala.
Vedo altra gente, bolognesi ma anche visitatori come noi che ci guardano divertiti, stupiti, scandalizzati, increduli o incuriositi: dobbiamo davvero avere l'aria degi stupidi, un ragazzo che porta la sua ragazza in spalla per strada, sotto ai portici.
Passa un autous, e un ragazzo che guarda fuori mi nota e storce la bocca: è vero, dobbiamo essere davvero buffi,e per di più non ho neppure la scarpa destra, che Giack mi ha sfilato poco prima per vendicarsi del calcio che gli ho dato.
Ora è lì, cammina davanti a noi e lancia in aria, per poi riacchiapparla subito, la suddetta scarpina, ignorando le mie proteste.
Li guardo e rido, rido perchè mi sento un piccolo koala aggrappato alla mamma, rido perchè la milena mi parla del vestito che spera di trovare e che poi non troveremo affatto, rido perchè sento Cosimo che spiega a Massimo come dovrebbe tenere le bretelle dello zaino, e perchè Giack scherza con la mia povera scarpina...
Ma soprattutto rido perchè mi sento felice, e libera, e spensierata, e vorrei che questa stupida passeggiata per Bologna durasse per sempre.
So che questo equilibrio è delicato, e che basterà un respiro a infrangerlo.
che basterà una parola sbagliata, perchè Massimo mi metta il broncio;
che tra poche ore gli amici non saranno più tutti insieme, ma ciascuno andrà via, per conto suo e sarà lontano;
che dovrò ricominciare a studiare, a preoccuparmi, a pensare a cose più serie e gravose di una scarpa lanciata per aria, o di un vestito o di un gelato:
ma so anche che la ruota del tempo girerà sempre, per riportarmi, presto o tardi, momenti leggeri e felici come questo, persone che mi circondano, qualcuno che mi porta in spalla come fossi una bimba, liberandomi dalle responsabilità di una ragazza grande, e scarpe che volano nel cielo sotto gli sguardi perplessi dei passanti.
me l'ero quasi scrodata, ma è questo il mio mantra, ciò che mi permette di andare avanti e di sopportare stress e privazioni, cercando di mantenere un sorriso:
"...verranno momenti migliori, il tempo è una ruota che gira..."
ma allora anche "Signora dei vicoli scuri, abbracciami forte stasera...", per una signora che non c'è ma che tornerà presto e allora saremoa ncora più felici...è questo che dobbiamo pensare se ci viene tristezza, Sara...
"Ti ricordi..."
February 01 Oyfn pripetchickOyfn pripetchik brent a fayerl, Lernt kinderlekh, lernt mit freyd, January 30 dopo AuschwitzMi è stato detto che sono una testimone, e che devo raccontare.
Faccio così fatica anche solo a ricordare quello che ho visto: fino a qualche attimo fa mi sentivo ancora proiettata in un mondo diverso, lontano, adesso mi sembra quasi di aver vissuto un sogno...
Devo avere tempo per rielaborare, per capire, per pensarci, per riuscire a dirlo agli altri.
Se il nostro dovere di testimoni è raccontare, imparerò a raccontare.
Mi sembra di vedere diversamente tutte le cose che avevo lasciato qui.
Lo so che l'abbiamo vissuto tutti diversamente.
Adesso la vocina dei ricordi dolorosi di questi giorni è come sopita; vorrei andare a dormire e forse quando mi sveglierò la sentirò di nuovo.
Ma non so se sarà arrivato il momento di raccontare.
... abbiamo visto cosa dure da capire e se non riesci a dare un senso alle cose che hai vissuto la memoria svanirà. January 23 oroscopo??Forse è davvero come dice l'oroscopo, non me ne rendo conto.
E del resto ho tutto.
Perchè accidenti dovrei essere triste?
Eppure sento che c'è qualcosa che mi manca, qualcosa che mi avvelena la gioia di tutto il resto.
Qualcosa di molto, troppo importante.
Cosa ho fatto?
L'unica volta che faccio davvero quello che mi sento, che seguo i miei impulsi, senza fingere - perchè mi faccio questo?
Sto male, non so se sentirmi in colpa, sento una voce, dentro di me, che grida che invece ho avuto le mie ragioni - ragioni che non posso ignorare, ragioni chemi hanno fatto sputare sangue e ingoiare lacrime.
Vorrei che ci fossimo soltato tu ed io, in questo momento, sulla terra.
Perchè così forse non potremmo fare a meno di parlarci e salterebbe fuori tutto, o forse perchè così smetterei di essere...è inutile, mi vergogno ad ammetterlo ma...forse sono solo un po' impazzita, forse è un momento difficile, forse sono gelosa, sì, sarà che sono gelosa.
sarà che non sono affatto sicura, nonostante tutto, che tu mi voglia bene, non quanto spero, non quanto vorrei
(forse per qualcosa che hai fatto? forse io non ho capito?)
Basta pensarci: si risolverà tutto da solo, per magia...
...come non lo so, è un mistero. January 17 Accanimento terapeuticoAmareggiata, delusa, tradita, ecco come mi sento.
E, come ha detto oggi un certo signore che la sa davvero lunga - purtroppo- senza alternative.
Senza alternative perchè non è un'alternativa Rifondazione, non è un'alternativa un bel collettivo anarchico, non ci sono alternative, non posso andare altrove e non posso tirarmene fuori, non posso fregarmene di quello che decidono in Parlamento perchè magari un giorno questi faranno una legge trmeneda che mi arriverà tra capo e collo - e certo per la scuola di cose tremende ne hanno già fatte, ne fanno a palate.
Ma fregarmene non posso.
In fondo questa benedetta Repubblica è una cosa di tutti, anche mia.
E se ce ne freghiamo noi cittadini, allora è finita.
Certo, a che prezzo...
Vediamo un po' : ho creduto fermamente nel governo di centro-sinistra, sperando che facesse davvero qualcosa di buono, e dopo un anno che è al potere devo stupirmi se non ha fatto SOLO cazzate.
Ma soprattutto mi stupisco che si chiami ancora centro-sinistra e non Democrazia Cristiana, che sarebbe molto più appropriato, dopo questa assurda storia del povero indifeso Papa che se la fa sotto a visitare un'università dove alcuni studenti, che perf ortuna hanno molto chiaro il concetto di "Stato laico", occupano e appendono striscioni, quando tutte le autorità italiane, e il ministro Amato, tutti, si erano premurati della sua sicurezza.
Ma la Sinistra, ovviamente, deve difendere il Papa.
Mi sembra giusto: non chiediamoci cosa cavolo va a fare il Papa in un'università pubblica, dello Stato (uno spazio statale, STATALE, e lo stato è LAICO) no, questi devono mettersi a dire che è stata una grande sconfitta per la libertà di espressione?
E questo lo chiamano essere di sinistra? Non possono lasciare che a leccargli i piedi ci pensi la Destra??
Ma che differenza c'è, adesso, tra destra e sinistra, se quando Prodi si trova un ministro CON LE MANI NELLA MARMELLATA FINO AI GOMITI, invece di cacciarlo via a calci in quel posto rifiuta le dimissioni?
E cosa sono queste manie di persecuzione sulla magistratura??
Questi complessi se li faceva Berlusconi!! E noi ch siamo??
Anzi...VOI chi siete???
Accidentaccio che delusione.
January 13 NutellaCi voleva una serata così, credo.
Proprio bella, io e la Milena l'aspettavamo da un sacco (come se non fossimo capaci di andare a comprarci il gelato per conto nostro...)
Eppure ci voleva proprio: una bella traversata in bicicletta sotto la pioggia fino a casa di Giack, una bella stanza piena di gente rumorosa, poltrone e cuscini bianchi, una videocamera invadente, tre narghilè accesi contemporaneamente...
Chitarre a non finire, qualche pezzo di batteria quà e là, di cui io stessa ho abusato a suon di manici di cucchiani quando ero veramente stanca e non sapevo cosa fare.
E il bagno della camera di Giack, perfetto per rinchiudersi e bisbigliare segreti (vero Milly?
E soprattutto il gelato alla NUTELLA...
A quando la prossima?
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